Normative

CE, un “marchio” inutile.

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Vorrei fare una riflessione sul marchio, anzi sulla marcatura CE, il logo che viene applicato sui prodotti che vengono immessi sul mercato dell’Unione Europea.
Premetto che il simbolo “CE” starebbe a significare “Conformità Europea”, cioè che quel componente è conforme a tutte le direttive europee ad esso relative, ma è fondamentale ricordare che questo simbolo non è applicato da un ente pubblico o istituto indipendente : si tratta di una banale “autocertificazione”.
Autocertificazione che può fare qualunque costruttore, che sia veneto, lombardo, olandese, cinese o argentino. Autocertificazione della quale mi sfugge il meccanismo di controllo. Ma del resto quale ente potrebbe mai controllare le migliaia di prodotti che circolano in Europa ?

Ve lo dico senza mezzi termini : l’idea del “marchio” CE è assurda.  E’ un logo che confonde i consumatori, sia quelli del settore retail/domestico, che quelli del settore professionale, se non anche industriale.
Il consumatore, infatti, non viene messo nelle condizioni da capire se la marcatura CE è sinonimo di sicurezza o di qualità, oppure entrambe le cose.

E soprattutto induce erroneamente a pensare che ci sia qualcuno in Europa che si occupa costantemente e quotidianamente di verificare la qualità e la sicurezza dei prodotti in circolazione.

Qualche scricchiolio

Segnali preoccupanti sui limiti della marcatura CE ne ho visti davvero tanti.

Il caso più classico sono i prodotti elettrici o elettronici che si presentano con il logo CE ma che una volta “smontati” mancano delle più elementari misure di sicurezza. I produttori di questi dispositivi, navigando nel marasma delle Direttive Europee, pur certificando il prodotto conforme alle norme relative alla compatibilità elettromagnetica, hanno tralasciato (volontariamente o involontariamente), di certificare la conformità alle norme relative alla sicurezza elettrica.

Come dire : rischiate di finire folgorati, ma senza disturbare il televisore del vicino di casa.

Dato che per riuscire a rispettare le norme di sicurezza si devono fare investimenti importanti, progettare con attenzione ed infine usare prodotti di qualità c’è il sospetto che molti lascino perdere questo aspetto semplicemente perché costa troppo. E come diceva il politico italiano Giulio Andreotti, “A pensar male si fa peccato ma qualche volta ci si azzecca”.

 

Vediamo degli esempi tanto realistici quanto paradossali.

 

Esempio 1 – Centro Commerciale

Il sig. Pietro sta cercando un nuovo alimentatore USB per caricare il suo telefono cellulare. Guardando tra gli scaffali al centro commerciale nota molti prodotti, alcuni costosi e altri meno costosi ma non riesce capire quale faccia al caso suo. Il commesso di turno gli fa notare che sarebbe meglio optare per un prodotto con un elevato amperaggio, così da poter caricare qualunque tipo di smartphone, ma non va oltre questo aspetto.
Volendo acquistare un buon prodotto finisce per scegliere un dispositivo di una marca nota, perché gli altri sono tutti di fabbricanti sconosciuti, che non gli ispirano nessuna fiducia.
Non si è però accorto che, come da fotografia qui sotto riportata, il prodotto di marca (bianco) non riporta nessun marchio di sicurezza/qualità rilasciato da laboratori indipendenti.
Invece, quello anonimo (nero), seppure di costruzione cinese, riporta numerosi marchi di qualità rilasciati da laboratori di valenza internazionale (UL listed, TUV/CSE, ecc), che danno maggior valore al prodotto, sotto tutti gli aspetti.

 

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Esempio 2 – Scarpe e Quadro Elettrico

La società Rossi Scarpe Srl è rinomata nel campo delle calzature. Nello stabilimento il sig. Mario, che cura la manutenzione dei macchinari, è un bravo artigiano : segue l’azienda da anni e cura il buon funzionamento di tutti gli impianti, anche se non conosce specificamente nessuna norma tecnica.
Ora accade che titolare dell’azienda, il dottor Rossi, ha un amico che si occupa di costruire certi macchinari simili a quelli che ha nello stabilimento ed ha bisogno di qualcuno che gli fornisca i quadri elettrici.
Pensando alla bravura di Mario, il dottor Rossi, stipula con l’amico un contratto per la fornitura di alcuni quadri elettrici per un valore di circa 15.000€, una cifra che risulta del tutto trascurabile rispetto al fatturato del suo calzaturificio, pertanto compatibile con le eventuali attività accessorie dell’azienda.
Il sig. Mario, ricevuta la notizia, si applica alla sua nuova mansione con dedizione e, sentite le richieste del committente, utilizzando al meglio la sua esperienza ordina i materiali e assembla tutti i componenti per dare l’opera finita.
Anzi, a fine lavoro applica anche l’etichetta adesiva con il marchio CE che aveva trovato dentro uno degli scatoloni dei tanti materiali acquistati.
E il committente è contento perché si vede che chi ha realizzato i quadri elettrici è uno che lavora bene e sa cosa significa qualità.
Naturalmente, come prevedono le direttive europee, manca la progettazione, il fascicolo tecnico, calcoli, dimensionamenti, e… manca la Dichiarazione di Conformità CE che il dottor Rossi doveva firmare prima di far uscire i quadri elettrici dal suo stabilimento, cioè prima di immetterli sul mercato.
Ma nessuno controlla, tutto sembra funzionare e quindi tutto va bene.

 

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Esempio 3 – Cameriere Impiantista

Prendete l’esempio precedente e sostituite l’industria di calzature con un ristorante e sostituite il manutentore esperto con il cameriere “tuttofare”, che risolve tanti problemi al proprietario.
Rispetto all’esempio precedente, dal punto di vista “legale”, non c’è nessuna differenza. Poi possiamo stare a disquisire che agli effetti pratici il manutentore ne sa molto di più del cameriere, ma al consumatore, il prodotto sembra comunque regolare, perché ci trova sopra la marcatura CE.

Al solito nessuno controlla, tutto sembra funzionare e quindi tutto va bene.

Alla faccia della concorrenza leale.

 

Esempio 4 – Compressore orientale

Li Yuan è un imprenditore cinese che ha una piccola fabbrica di componenti meccanici. Gli hanno proposto di costruire un piccolo compressore d’aria carrellato da vendere nei centri commerciali dei paesi europei. Deve essere un prodotto di prezzo medio-basso, di quelli che invogliano all’acquisto proprio perché costano poco.
compressed-air-250x250L’uomo, che non ha tempo da perdere, dopo aver visitato alcuni siti internet ha chiamato un amico che si occupa di commercio internazionale e si è fatto arrivare un compressore economico dall’Europa per vedere dal vero come vengono costruiti.
Detto fatto in pochi giorni ha già deciso come realizzare il tutto, compreso il manuale con le istruzioni e quel simbolo CE che in Europa appiccicano in ogni dove.
Figurarsi il responsabile acquisti della catena di supermercati, quando vede quel gioiellino colorato e compreso di diversi accessori: contratto firmato e fornitura di almeno 10000 pezzi. Tutti con il “marchio CE”, anche se nessuno sa che cosa significa. Li Yuan compreso.

Qui i consumatori sono anche fortunati, perché mediamente quelli che lo comprano lo usano 3 volte e poi lo dimenticano in garage sepolto sotto altre mille cose.

 

Naturalmente queste sono storie inventate, ma nulla toglie che potrebbero anche essere vere.

 

Quindi ?

La marcatura europea CE non serve a nulla se non ad indurre il consumatore in uno stato confusionale.
Non fornisce nessuna indicazione a proposito né della sicurezza né della qualità del prodotto e non ha alle spalle laboratori di prova o istituti di controllo che procedono in modo sistematico.

Inoltre, da non trascurare, sminuisce il valore degli istituti indipendenti che “marchiano” la qualità dei prodotti, come il marchio italiano IMQ o il tedesco GS, o il canadese CSA, o lo statunitense UL e tanti altri.

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E’ una normativa, quella della marcatura CE, che dovrebbe essere abolita con effetto immediato.

Poi c’è tutto il tempo di istituire un vero marchio di qualità unificato a livello europeo.

Un qualcosa neanche tanto difficile da fare visto che basta ideare un logo e coordinare tutti gli istituti di qualità dell’Unione Europea (che in qualche modo sono già in rete tra loro, con un mutuo riconoscimento dei vari laboratori di prova e delle procedure di controllo negli stabilimenti produttivi).
Certo, si tratterebbe comunque di un sistema volontario al quale i produttori possono scegliere se aderire o meno, ma si scoprirebbero istantaneamente tutti i prodotti che hanno celato qualità e sicurezza dietro ad una banale etichetta.

Come dire, il libero mercato farebbe meglio dei burocrati delle istituzioni europee.