Impianti

Cabine Elettriche – Attenzione alle Sanzioni

cabina_dcam

La notizia è dello scorso autunno : un allevatore della provincia di Treviso è stato sanzionato per non aver fatto misurare l’impianto di messa a terra della propria azienda agricola.
Potrebbe sembrare una delle tante disavventure alle quali sono soggetti gli imprenditori italiani, ma vale la pena approfondire l’accaduto per rendesi conto da quali strade possano arrivare gli imprevedibili oneri di gestione della propria impresa.
Premetto che non c’è stato nessun incidente né infortunio sul lavoro, né si sono riscontrati impianti fuori norma che potessero costituire un pericolo per persone o cose, pertanto si tratta solamente dell’applicazione di un “cavillo” burocratico.

Viene pertanto realizzato un impianto elettrico a perfetta regola d’arte, con le ultime tecnologie disponibili sul mercato. Un investimento che non tutti gli imprenditori sono disposti a fare.

L’impianto

Stiamo parlando di una azienda agricola con un grande allevamento ma con un fabbisogno di potenza piuttosto modesto : di circa 50-100 kW. Fin dai lontani anni ’80, data la posizione piuttosto isolata, l’azienda viene alimentata in Media Tensione (20 kV) , pertanto è dotata di cabina di trasformazione Media/Bassa tensione di proprietà dell’utente. Nel 2011, in occasione dell’installazione di un impianto fotovoltaico, la Cabina viene rimessa completamente a nuovo con lavori radicali : in primo luogo con l’eliminazione dell’impiantistica “a giorno” (sezionatore in aria e tondini su isolatori), e poi con l’installazione di un nuovo trasformatore e di uno scomparto di Media Tensione con il Dispositivo Generale e relativo relè di protezione.

La vicenda

Torniamo ai giorni nostri. Tutto inizia con una lettera nel quale il gestore di rete locale (ex Enel) sollecita l’azienda agricola alla misurazione dell’impianto di messa a terra, come prevede il Decreto Legislativo 462/2001, per tutelare la salute nei luoghi di lavori, e la Norma CEI 0-16, al fine di garantire il corretto funzionamento della rete pubblica e la sicurezza agli operatori del distributore.

L’imprenditore, non conoscendo la materia si rivolge ad un installatore, che sottovalutando la questione, produce un semplice verbale di ispezione dell’impianto elettrico e lo invia al distributore locale.
Qui le cose si complicano, perché il distributore locale non avvisa il cliente che la documentazione consegnata è errata o comunque non è stata consegnata, ma avvisa direttamente lo SPISAL, il Servizio prevenzione igiene sicurezza ambienti di lavoro della Unità Sanitaria Locale.
Ecco quindi che si presentano in azienda gli ispettori, per controllare la documentazione, dalla quale appunto risulta mancare la verifica periodica dell’impianto elettrico e di messa a terra. Risultato : sanzione di € 500 e obbligo di rimettersi in rapidamente regola.

Quindi…

Quindi, attenzione. I bei tempi nei quali il funzionario della USL telefonava all’azienda preannunciando la visita ispettiva per il controllo dell’impianto di terra sono svaniti ….. il secolo scorso.