Normative

Progetto Definitivo: nessun beneficio, solo danni.

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Spesso ci chiediamo perché la pubblica amministrazione realizza opere scomode, disfunzionali, pessime dal punto di vista energetico, sovradimensionate in modo abnorme e costose da manutenere, senza riuscire a trovare una spiegazione.

Io la risposta presumo di averla trovata: si chiama Progetto Definitivo.

E’ un documento che causa solo un aumento dei costi a carico dello Stato ed un peggioramento globale nella qualità delle opere. In pratica non serve a niente. Vediamo perché.

 

I 3 Livelli di Progettazione

Secondo l’Articolo 23 del Codice degli Appalti, Dlgs. 50/2016, la progettazione di lavori pubblici si articola su 3 livelli tecnici:

  • progetto di fattibilità tecnica ed economica
  • progetto definitivo
  • progetto esecutivo

Il primo livello, cioè lo studio di fattibilità, serve per valutare se l’opera è realizzabile e per individuare i costi di larga massima che si dovranno da sostenere. E’ una sorta di analisi costi benefici.

Lo studio di fattibilità esiste sia nel pubblico che nel privato e serve per conoscere gli importi da stanziare per realizzare l’opera, oppure se sarà necessario ricorre a finanziamenti o mutui; nel settore privato serve anche per calcolare la redditività e gli ammortamenti.

Dopodiché, se si decide che l’opera “s’ha da fare” si può procedere con l’elaborazione progetto, un progetto nel quale vi siano tutti gli elementi per realizzare l’opera.

Qualcuno però per il settore pubblico si è inventato di inserire un ulteriore livello, quello del Progetto Definitivo. A che serve fare due progetti se l’opera da realizzare è una ?

Assolutamente a niente, eccetto la creazione di inutili problemi: vediamoli punto per punto.

1° – Tempo Perso

Se prima di realizzare un’opera si deve elaborare prima un Progetto Definitivo e successivamente un Progetto Esecutivo, i tempi per la progettazione vengono naturalmente raddoppiati.

Nel settore privato quando si decide di realizzare qualcosa, la si progetta e la si costruisce.

Punto.

Certamente un progetto nel suo iter subisce degli aggiornamenti, delle revisioni, dei miglioramenti, ma non si vede il senso di incaricare due progettisti in due fasi temporali diverse, per rifare quello che si è già fatto: sarebbe uno spreco di tempo e di denaro.

Inoltre questo modo di redigere il progetto “spezzato in due”, come vedremo a breve, non comporta un banale allungamento dei tempi, ma anche numerose altre problematiche che peggiorano la qualità del progetto e ne aumentano i costi.

2° Un progetto falsamente completo

Un Progetto Definitivo deve essere composto da una serie di documenti ben precisi che, come previsto dai Decreti, non possono essere omessi, ma questo vincolo si scontra con la scarsità di informazioni che si verifica in questa fase della progettazione.

Progettando un nuovo edificio, ad esempio, potrebbero mancare i dati quali :

  • numero di persone presenti negli ambienti,
  • l’orario di lavoro, i giorni di apertura,
  • i consumi elettrici, le esigenze in caso di emergenza,
  • ecc.ecc..

Questi dati sono necessari per dimensionare gli spazi, per calcolare il carico termico, per dimensionare impianti e macchinari, ma se mancano com’è possibile completare il Progetto Definitivo ? Ci si trova praticamente davanti alla classica situazione che il proverbio chiama Volere la botte piena e la moglie ubriaca .

Come fare quindi per completare la documentazione, consegnare il Progetto Definitivo e farsi pagare il lavoro svolto ?

Per il progettista si profila un’unica possibilità: inventarsi letteralmente alcuni dati.

C’è da chiedersi quale senso può avere predisporre un progetto nel quale alcune informazioni fondamentali non esistono: sarà sempre e comunque un progetto sbagliato o non ottimizzato allo scopo.

3° Inutili Sovradimensionamenti

La conseguenza di quanto detto al punto precedente, cioè la mancanza di informazioni, è che ci saranno maggiori costi nella realizzazione dell’opera. Chi redige il Progetto Definitivo, infatti, in mancanza di alcune informazioni dovrà introdurre nelle strutture e/o negli impianti dei margini più larghi possibili per far fronte agli sviluppi che emergeranno durante il progetto Esecutivo.

Margini che ovviamente significano maggiorare/sovradimensionare quello che si sta progettando e che comporteranno sia maggiori costi di realizzazione che maggiori costi di manutenzione.

Ecco quindi che ci troviamo impianti magari con 2 caldaie o 2 quadri elettrici dove invece ne bastavano 1. Maggiori costi di costruzione e maggiori costi di manutenzione. Senza poi contare che l’elemento “duplicato” potrebbe finire arrugginito per inutilizzo, causando uno sperpero di denaro pubblico.

Chi prepara il progetto Definitivo di un’opera pubblica, quindi, deve giocare d’azzardo, cercando un equilibrio di buon senso tra quello che sembra essere necessario e quello che potrebbe essere necessario. Questo non è buon senso, questo è assurdo, soltanto che è stato deciso per Decreto!

4° Discontinuità Progettuale

Il secondo importante problema causato dalla suddivisione del progetto in due fasi, si presenta quando le due due fasi sono affidate a professionisti diversi.

Questa eventualità accade più frequentemente di quanto si possa pensare ed è causa di molti dei problemi che stiamo analizzando.

In questo malaugurato caso chi è incaricato di redigere il Progetto Esecutivo si vede consegnare dalla pubblica amministrazione il “pacco” di carte del Progetto Definitivo e per il resto si deve arrangiare. Non esiste un “passaggio di consegne” tra i progettisti, pertanto il nuovo arrivato non ha modo di capire, se non in piccola parte, come sono state operate le scelte progettuali.

Con questo sistema non è possibile comprendere quali siano i margini di manovra, fondamentali per fare delle migliorie all’Esecutivo rispetto al Definitivo.

Ogni professionista, inoltre, ha la propria cultura, il proprio metodo di lavoro, il proprio modo di impostare il progetto, tanto che trovarsi vincolato da scelte altrui è frustrante.

Tra l’altro le soluzioni progettuali sono pressoché “infinite” perché legate all’inventiva ed alla fantasia del progettista.

Legarlo con dei paletti privi di spiegazioni è il modo peggiore di farlo lavorare: produrrà un progetto sempre peggiore di quello che avrebbe fatto con cognizione di causa e con la libertà di fare le proprie scelte.

5° Le norme cambiano

Un altro fattore che aumenta il costo dei progetti e che produce una situazione ad dir poco “caotica” è dovuto ai cambiamenti normativi che puntualmente si verificano tra il Progetto Definitivo ed il Progetto Esecutivo.

Tra questi due livelli di progettazione, infatti, solitamente passano molti mesi, anche anni.

Si tratta di intervalli di tempo nei quali si vedono arrivare nuove leggi, nuove Norme Tecniche e nuove Direttive Europee, tanto che alcune scelte progettuali fatte con il progetto definitivo si devono rivedere, cioè sono da buttare.

Chi prende in mano l’esecuzione del Progetto Esecutivo dovrà pertanto rifare le parti del progetto “influenzate” dalla nuova norma, pertanto dovrà procedere con delle Varianti Normative.

Ecco quindi che oltre a redigere il Progetto Esecutivo, il progettista dovrà perdere ulteriore tempo per documentare le varianti ed esplicitare l’incidenza economica. Altro tempo e soldi spesi per dimostrare come mai l’opera prevista nel Progetto Definitivo deve essere revisionata ed ha delle voci di prezzo diverse dall’Esecutivo, anche se alla fine il costo complessivo è uguale ! .

I due livelli di progettazione quindi non comportano solamente tempi più lunghi ma anche un aumento della documentazione a corredo, documentazione che non ha nulla a che fare con la realizzazione dell’opera, ma serve solo alla burocrazia per difendere i funzionari pubblici da eventuali verifiche della magistratura.

Ancora c’è da chiedersi: Ma se l’opera era da fare, non si poteva fare direttamente il Progetto Esecutivo?

6° Ma le autorizzazioni ?

Alcuni sostengono che il Progetto Definitivo serve per le autorizzazioni. Si, ma anche no.

Per quale motivo dovrebbe essere necessario incaricare un professionista di progettare un’opera, consegnare il progetto per richiedere le autorizzazioni e poi incaricarne un secondo per redigere il progetto esecutivo ?

Nel privato i progettisti sono solitamente scelti in base al rapporto di fiducia che si instaura con il committente. Nel pubblico le cose stanno diversamente, ma il buon senso vuole che si incaricarichi un progettista (o un pool di professionisti) di seguire tutto l’iter di progettazione, comprese le fasi autorizzative.

Sarà il progettista che, una volta ottenute le risposte dagli Enti Locali o dagli Enti Preposti, provvederà ad aggiornare il progetto con una seconda edizione integrata delle eventuali osservazioni.

Detto questo, è sempre il professionista che sceglierà come impostare la documentazione da presentare; tanto per fare un esempio, per ottenere un parere ambientale di una centrale idroelettrica, non servirà consegnare il piano di taratura dei relè di protezione. Ma starà nella responsabilità del progettista prendere queste decisioni; i progettisti generalmente hanno tutta l’esperienza necessaria per fare questo tipo di scelte, anche concordandole con gli Enti preposti a rilasciare le autorizzazioni.

Qualunque impostazione che venga fatta per Decreto, comporta solamente confusione, lungaggini e carta inutile.

7° Non si tocca niente

Generalmente chi redige il Progetto Definitivo, come si diceva in precedenza, deve fare delle ipotesi di massima che poi sono demandate al progettista dell’Esecutivo.

Ma queste scelte dove sono descritte? Non esiste quasi mai documentazione in proposito. Chi prepara il Progetto Definitivo infatti, non può certamente mettere per iscritto che certi dati sono stati inventati di sana pianta per completare il progetto; c’è il rischio che qualcuno gli presenti il conto di tali scelte. Meglio quindi non scrivere niente.

La patata bollente passerà nelle mani del progettista che farà l’esecutivo.

Peccato che il progettista che esegue l’Esecutivo non ha la possibilità di sapere quale sia il proprio margine di manovra sulle eventuali modifiche da apportare sul Progetto Defitivo.

Ad esempio si può modificare lo schema di una cabina elettrica, oppure no? Si può spostare la posizione di un Gruppo Frigorifero oppure quella posizione è vincolata da precise scelte intraprese durante il Progetto Definitivo?

La scelta migliore di chi fa l’Esecutivo è di non toccare niente e non modificare niente .

Infatti, se nel Progetto Definitivo ci sono piccoli errori, non li noterà nessuno ed avendo un peso trascurabile, tanto vale lasciarli dove sono.

Se invece nel Definitivo ci sono grossi errori, meglio non prendersi la responsabilità di cambiarli e cercare di minimizzarne l’impatto senza grandi cambiamenti. Del resto grossi cambiamenti implicano una variante, con tutte le conseguenze di dover rielaborare intere parti del progetto e rifare le stime economiche ed i prezzi.

Meno si tocca e meglio è.

In tutti i casi, se qualcuno solleva delle contestazioni, è evidente che gli errori erano nel Progetto Definitivo… e addio al progetto redatto nell’interesse del committente.

Che nelle opere pubbliche siamo sempre noi.

Esperienza Personale

Nella mia vita professionale ho sempre interpretato che se un cliente vuole fare una qualunque opera, allora bisogna dargli un progetto che gli permetta di realizzarla. Un progetto che io ho sempre interpretato all’americana, cioè redatto fino all’ultimo bullone, o meglio, da elettronico, all’ultimo morsetto.

Un progetto che comprenda tutto quello che serve al committente, e senza farsi pagare due volte.

Di progetti Definitivi nei quali le scelte progettuali erano assenti o incomprensibili o causavano sperperi enormi, ne ho visti anche troppi, a partire dal progetto di una delle maggiori opere pubbliche italiane.

Avrei un libro da scrivere solo a questo proposito. Diciamo comunque che anche in quel caso i danni del Progetto Definitivo si sono espressi in tutta la loro brutalità, solo che allora non me ne sono reso conto.

In tutto questo c’è un rovescio della medaglia.

Visto che la coperta è sempre troppo corta, se da un lato lo Stato spreca, dell’altro lato si toglie alla nonna pensionata il minimo vitale.

E’ il motivo per cui ho deciso di scrivere questo articolo.

Progetto Definitivo, un documento inutile

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Di chi è la colpa di una scelta progettuale sbagliata in un’opera pubblica?

Di chi ha fatto il Progetto Definitivo o di chi ha fatto il Progetto Esecutivo ? Le informazioni per individuare il responsabile scarseggiano e per un eventuale organo inquirente può essere impossibile venirne fuori. Inoltre, le scelte progettuali difficilmente causano episodi che sfociano in inchieste giudiziarie, ma causano prevalentemente sprechi di natura economica sia in fase di realizzazione che di gestione e manutenzione degli impianti.

I progettisti, nella confusione data dai due livelli Definitivo-Esecutuvo, per non sbagliare sovradimensionano tutto e fine della storia.

Le scale di sicurezza sono larghe 3 metri anche se bastavano larghe metà ? E qual’é il problema? Soddisfano i requisiti minimi normativi, quindi vanno bene (tanto Paga pantalone).

La conclusione di questa situazione è molto semplice: Non è necessario che per Decreto venga stabilito cosa deve fare il progettista; i progettisti non hanno bisogno della maestrina che gli spieghi tutto quello che devono fare, né della mamma che gli rimbocchi le coperte.

I progettisti hanno bisogno di essere lasciati lavorare.

I Decreti invece devono limitarsi ad indicare gli scopi e le finalità, altrimenti generano solamente sperpero di denaro pubblico, che sono soldi nostri.

Il Progetto Definitivo non serve assolutamente a niente: aboliamolo.

Nessuno ne sentirà la sua mancanza.